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Il diritto alla creatività - 2Abbiamo terminato un precedente scritto, con due domande senza che queste abbiano ricevuto una risposta. Senza alcuna pretesa cercheremo in questa pagina non di rispondere in maniera esauriente, ma di introdurre (nel senso di avviare al possibile autonomo approfondimento del lettore) il primo dei nostri quesiti. In che cosa consisterebbe la
creatività? Riprendiamo la definizione del matematico Henri Poincarè di cui ci siamo già serviti: “creatività
è unire elementi esistenti con connessioni nuove”. Secondo tale definizione si tratterebbe quindi di un processo,di un andare verso e oltre, in cui elementi già presenti,attuali, vengono collegati in maniera tale da produrre qualcosa di nuovo. Senza approfondire ulteriormente circa la struttura di tale processo,è sulla novità che dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Sul nuovo come elemento costituente la creatività così come noi l’abbiamo concepita. Personalmente, considero la possibilità di creare, il trovare il “nuovo”, come una tra le facoltà più alte appartenenti al genere umano. E senza cadere nella retorica penso, (anche se può sembrare una ovvietà) che senza tale facoltà non avremmo quanto di meglio è stato prodotto dall’uomo e dalla donna in tutti i campi dello scibile,e questo in ogni tempo. Ebbene,tutti noi ,in qualità di esseri umani abbiamo il diritto di godere di tutto ciò che l’uomo può concepire di nuovo nel campo delle arti e della scienza ……tutti senza distinzioni,e allo stesso tempo abbiamo il diritto di creare,nel senso di cercare il “nuovo” in tutti i campi ,dalla letteratura alle arti figurative,dal cinema al teatro,nella musica nell’architettura ,nella scienza ecc. Ma come sappiamo, e qui citiamo Niccolò Rositani e Italo Zannier nel loro “Dall’immagine all’illecito nel diritto d’autore” edito da Skira “ Nessuna opera…..è originale o nuova in senso assoluto,a meno che non si configuri la creazione di un nuovo linguaggio”. Occorre quindi tenere presente un altro diritto umano fondamentale: IL DIRITTO
D’AUTORE. Vorrei infine, solo segnalare al lettore che la mia è una interpretazione del tutto libera del diritto alla creatività……altrimenti dove starebbe la novità? Il diritto alla creativitàSe di facile intuizione è il concetto di “nutrizione”,di cui ci siamo occupati in precedenza,più difficile,senza ombra di dubbio è comprendere quello di creatività. Il concetto pone problemi per quel che riguarda la sua definizione perché passibile di molteplici definizioni, e di conseguenza per l’individuazione degli elementi qualificanti e distintivi del termine, essenziali in ogni definizione, ma non solo,difficoltà(queste le ha anche chi vi scrive,e non lo dico solo per ingraziarmi il lettore) le pone anche nell’universo dei diritti di cui i diritti umani fanno ovviamente parte, in seguito diremo perché. Proviamo quindi a capire cosa si intende per creatività. Il sostantivo “creatività” rinvia a ciò che è pertinente alla creazione, il creare è “ l’atto di produrre dal nulla”,specifico della divinità per antonomasia. Per questo l’atto del creare per lungo tempo è stato concepito come attributo divino. Gli antichi non avrebbero definito se stessi come creativi e dell’uomo si ammirava più il genio che la creatività. Bisogna attendere il Novecento per immaginarci come esseri creativi. Il matematico Henri Poincarè ha scritto che la “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove”. Prendiamo la definizione del grande matematico, esaminiamola anche solo un pò e come il lettore può immediatamente intuire del nulla non si fa menzione. Dare un volto alla creazione pura,al pensiero mai pensato,all’immagine mai immaginata,al sogno mai sognato o a qualsiasi entità che la mente potrebbe concepire,ma privo di alcuna contaminazione proveniente da quella che chiamiamo “realtà”,o che sia solo contaminata da una se pur minima reminescenza del passato non so se sia accaduto mai o mai accadrà. Il discorso si complica ulteriormente. Ma allora in cosa consisterebbe la creatività ? E perché è annoverata nell’ambito dei diritti umani come diritto fondamentale? Il diritto alla nutrizione - 2La fame è un problema politico. La sua persistenza nel XXI secolo, in un pianeta con capacità produttive e tecnologiche che sfamerebbero il doppio della popolazione attuale, denuncia l’assenza di voce e diritto alla vita per 800 milioni di esseri umani. Nel piatto dei dimenticati non manca solo il pane, ma anche la cittadinanza. Il menù dell’esclusione riflette la logica insostenibile di un ordine incapace di suddividere, perché privo di quei meccanismi regolatori che potrebbero democratizzare l’accesso dei poveri alle eccedenze finanziarie e produttive. Per far sparire le asimmetrie di questa natura è insufficiente distribuire le briciole, siano esse proteine o aiuti internazionali. Indispensabile ed anche doveroso è invece ridistribuire il potere. La fame non può aspettare. Attribuire ai poveri le cause della
povertà – dunque, la responsabilità individuale per il suo superamento – genera
sollievo in certe élite. E’ forse per questo che le forze conservatrici dei
paesi in via di sviluppo accolgono, a braccia aperte e a occhi chiusi, i piani
delle politiche compensative preconfezionate dalle agenzie internazionali. Il
diritto alla libertà dalla fame è un diritto umano fondamentale ampiamente
riconosciuto nel diritto internazionale,ma perché 800 milioni di esseri umani
soffrono Può essere utile richiamare alcune parti
di un discorso tenuto dal presidente del Brasile Lula da Silva: Discorso del
Presidente della Repubblica, Luiz Inácio Lula da Silva, alla cerimonia per la
consegna del Premio Principe di Asturias Altezza,
illustri premiati, signore e signori, L’unico vero
antidoto contro la povertà è una società che non produca più esclusione.
Miseria e fame non sono un errore tecnico. Non saranno superate né per la scoperta
di un nuovo ingegno né per i meccanismi di mercato. Si tratta di
sapere perchè hanno fallito le politiche degli anni ‘90, che promettevano
crescita integrata e redistribuizione cooperativa della ricchezza mondiale. Le condizioni di vita di un miliardo di esseri umani
che lottano oggi per sopravvivere con meno di 1 euro al giorno sono identiche o
anche peggiori di quelle esistenti più di venti anni fa. La metà della
popolazione mondiale ha meno di 2 euro al giorno per sopravvivere, mentre il
14% della parte più ricca dell’umanità detiene il 75% di tutta la ricchezza
materiale. La differenza fra
i 20% più ricchi ed i 20% più poveri equivaleva a 30 volte negli anni ’60.
Adesso, nel passaggio del millennio, è aumentata a 74 volte. Stiamo parlando di
una involuzione, non di una mera irregolarità. In 54 paesi, il reddito pro
capite attuale è inferiore a quello del Il commercio
internazionale ha bisogno di liberarsi delle pratiche protezioniste, che, lo
sappiamo tutti, privilegiano pochi gruppi, inefficienti, nonostante che siano
poderosi. Io parlo della
ricostruzione di una Organizzazione delle Nazioni veramente Unite. Parlo di un
forum capace di riscattare la supremazia del dialogo e del consenso
multilaterale. Cooperazione internazionale significa, soprattutto, la
promozione di equità nei rapporti fra i Stati. Significa lavorare per la
giustizia nel contesto internazionale. L’assolutismo
economico ed il fanatismo cieco ignorano i valori morali della civilizzazione
che ci unisce e ci esorta al futuro. Viviamo un apice
tecnologico e produttivo. Nonostante questo, sviluppo tecnico e democrazia
sociale non sempre camminano insieme. Il progresso non definisce la
destinazione della ricchezza. Nemmeno esime l’arbitrio umano rispetto al suo
senso etico. Al contrario. L’abisso fra l’avanzamento tecnico e lo sviluppo
morale configura l’uno dei passivi rimasti dal secolo XX. Il Brasile si è
scoperto portatore di un male che ha guarigione, il cui nome è disuguaglianza.
Settori importanti della società hanno già capito che non esiste niente di più
urgente che transitare dall’indifferenza alla mobilitazione solidale come primo
passo indispensabile al cambiamento pacifico che urge e che la società
richiede. Credo che la
stessa rivoluzione culturale può guadagnare spazi nel mondo per iniettare
umanità nella globalizzazione mercantile. Abbiamo bisogno di recuperare l’autostima,
perché abbiamo scagliato la dignità umana nella fossa comune dei superflui, che
hanno prezzo, ma non hanno valore. La solidarietà è l’ultimo trionfo; allo
stesso tempo, la preziosa opportunità di un nuovo inizio. Il diritto all'alimentazioneIl diritto all’alimentazione è un diritto umano fondamentale, ampiamente riconosciuto nel diritto internazionale. Tuttavia ogni giorno centomila persone muoiono di fame o a causa di malattie provocate dalla malnutrizione. Le cifre sono impressionanti: 830 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di malnutrizione cronica grave. JEAN ZIEGLER ha dichiarato, ”gli abitanti del terzo mondo stanno vivendo la terza guerra mondiale,ogni sette minuti essa toglie la vita a un bambino di meno di dieci anni,in conseguenza della fame”. Dunque fame e povertà falcidiano soprattutto i bambini. 11 milioni di bambini sotto i cinque anni decedono ogni anno nel mondo. Nell’Africa sub-sahariana ogni mille nascite 170 bambini perdono la vita, 95 nell’Asia Centromeridionale. Una piaga per l’umanità. Eppure la produzione agricola mondiale potrebbe sfamare il doppio degli abitanti attuali del pianeta. Il cibo è indispensabile allo sviluppo del bambino/a e al sostentamento dell’adulto,esso è strumentale al diritto alla vita,anch’esso ampiamente riconosciuto,inoltre nel Patto sui diritti economici e sociali,legalmente vincolante ,gli Stati parte del patto si sono impegnati a adottare tutte le misure dirette all’attuazione del diritto alla libertà dalla fame,in particolare migliorando la produzione,la conservazione e la distribuzione delle risorse alimentari mondiali,vedi art.11. Il diritto è riconosciuto anche dalla convenzione dei diritti dell’infanzia,vedi art.27 e dalla carta sociale europea. Ma è evidente che la situazione è davvero tragica. Il divario tra i paesi ricchi e quelli poveri aumenta sempre di più,il 20% della popolazione del mondo controlla più dell’80% delle automobili e consuma il 60% di tutta l’energia disponibile. Il problema non è allora la produzione delle derrate alimentari , bensì l’ accesso alle stesse. Il problema non è la fame bensì la povertà. Che cosa sono i diritti umani?Queste parole sono oggi il manifesto ideale dei diritti umani, il punto di una storia secolare per l’affermazione dei diritti fondamentali dell’umanità,storia per altro più attuale che mai. Il responsabile per i diritti economici e sociali di Amnesty in Italia,Umberto Musumeci ha scritto in un suo articolo: “Il nostro sogno è un mondo senza povertà “ sta scritto nella hall della sede della Banca mondiale a Washington ………….è anche il nostro sogno,ma quanto distanti sono questi due mondi ,il mondo luccicante dell’economia internazionale,sganciata dalla politica e il mondo povero che cerca di trovare in sé la forza per reagire.” Che dire. Il mondo povero è l’humus di cui si nutrono tante idee che hanno permesso la crescita e l’affermazione di principi che hanno caratterizzato il sorgere dei diritti e a cui tutti noi inconsapevolmente siamo debitori. Principi che hanno una storia a partire dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino all’indomani della Rivoluzione francese del 1789,o dei Bill off Rights della Virginia del 1786,o ancora della costituzione americana del 1787, per arrivare alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. La dichiarazione universale è il prodotto storico delle atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale ed è uno dei documenti essenziali delle Nazioni Unite. Essa riassume principi (che saranno esaminati in seguito,in particolare per ciò che riguarda i diritti economici, sociali e culturali ), confluenti in 30 articoli,suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici,sociali e culturali. { Ultima pagina } { Page 1 of 2 } { Prossima pagina } |
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